Costituzione: Accanimento Terapeutico, Eutanasia e Testamento Biologico(2 parte)

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Questo è un problema segnato da diverse opzioni ideali di partenza e che si riflettono sulla questione dei diritti fondamentali. Nell’individuazione dei diritti in gioco non vi è contrapposizione:  vi sono i valori della dignità della persona che noi leghiamo strettamente sia al riconoscimento del valore del vita, sia al riconoscimento  di un autonomia morale e giuridica della persona.

I problemi aperti riguardano questioni di bilanciamento tra i due valori.

Le questioni dell’eutanasia e l’accanimento terapeutico possono essere ricondotte a vari principi della costituzione.

Uno dei più grandi principi della costituzione è quello della libertà dell’uomo e di Capacità di Autodeterminazione (art. 13). Il legislatore non può limitare la libertà della persona, di decidere per il mantenimento delle cure, stabilendo la continuazione del trattamento terapeutico. Questa tesi è rafforzata dall’art. 32, 2° comma, in cui si dice che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge“.  Il problema sorge quando il paziente non può esprimere la propria volontà ed è lì che c’è spazio per una disciplina.

In sostanza non è previsto a livello costituzionale il dovere di vivere, ma dal punto di vista costituzionale, in tutti quei casi in cui la persona fa parte di una formazione sociale (es. Famiglia), è difficile ammettere che giuridicamente si può riconoscere una libertà assoluta di disporre della propria vita.

Vi sono altri elementi che vengono in gioco, come il diritto alla vita, principio costituzionale fondamentale e indisponibile. Questo è un valore assoluto che nessuna legge può rendere relativo, anche rispetto ad altri interessi assoluti. Quindi non vi è confronto con altri diritti costituzionali, anche se fondamentali. Quindi il legislatore deve essere sanzionato tutto c’è che rappresenta una lesione a tale diritto.

Il diritto alla vita non è l’unico valore costituzionale, perché vi è anche il valore giuridico della pietà o compassione umana (art.2). Se vi è questo principio è chiaro che chi interviene su un uomo che soffre, lo fa per spirito di pietà, come avviene anche per l’Eutanasia degli Animali.

Quindi il Principio dell’Umana Pietà e dell’Affetto possono entrare in conflitto con il Principio del Rispetto della vita. Il legislatore deve mettere in relazione questi due grandi valori nel prevedere la disciplina.

La dignità umana, altro valore costituzionale fondamentale, ricorre in più punti:

-          Nell’art. 41, 2° comma,  si afferma che le  attività economiche non possono mai determinare un “danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”.

-          L’art. 36, 1° comma, riguarda la retribuzione del lavoratore che deve essere “sufficiente ad assicurare per sé e la sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

-          L’art.32, 2° comma, ci dice che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

La dignità umana, pur essendo un valore costituzionale, non ha elementi univoci nell’interpretazione:

Il legislatore potrebbe dire che la dignità umana deve portare il legislatore ad escludere ogni giuridica possibilità di consentire l’uccisione della persona interessata. L’uomo, si potrebbe decidere attraverso la legge, è un essere sempre degno di essere tenuto in vita quelle che siano le sue condizioni. È un interpretazione teoricamente possibile e che giustificherebbe la disciplina penale nei confronti di ogni fattispecie in cui si tenti di concludere una vita dell’uomo per ragioni di pietà.

Potrebbe anche essere interpretato in senso completamente diverso e si potrebbe dire che l’eutanasia e le interruzioni delle cure vitali per un uomo, quando versa in condizioni dolorose, strazianti e irreparabili, è qualcosa non solo di legittimo, ma quasi si dovuto. Ciò dovrebbe essere ammesso nei casi estremi in cui la vita che si conduce non è più degna di essere vissuta e la morte non è il peggiore dei mali.

Mentre sul bilanciamento tra il valore della vita e della pietà umana, c’è spazio per immaginare una soluzione razionale del legislatore, nel caso della dignità umana siamo su una strada scivolosa. Il principio della dignità umana potrà essere sollevato medico obiettore di coscienza: “la mia coscienza così sensibile alla dignità mi vieta di praticare interventi che siano di tipo omicida “, “io non accetto di essere esecutore di decisioni di morte anche se è l’interessato che me lo chiede”.

Vorrei ricordare in fine che la Convenzione del Consiglio d’Europa sui diritti umani e la Biomedicina, che è il primo strumento giuridico internazionale obbligatorio, afferma che l’interesse e il bene dell’essere umano devono prevalere sull’interesse della società e della scienza (art. 2). Questo è il principio cardine della convenzione.

La prima parte è reperibile su I diritti dell’Uomo, Il diritto alla vita e il testamento biologico (parte 1): Tutela dei diritti Dell’uomo sul Piano Internazionale

Fonti

Banche da Incriminare?

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Le banche sono le nuove signore dell’economia ed , come tanti sostengono, esse sono la causa della Crisi Economica.

In molti hanno sostenuto che le Banche Italiane sono più forti e solide di quelle degli altri paesi, Come mai?

“Questi signori o sapevano tutto, e allora sono dei criminali e vanno perseguiti, oppure sono degli incompetenti da licenziare al più presto “ (beppegrillo.it).

In caso essi fossero degli incompetenti, la loro solidità dovrà derivare da qualche parte: forse a salvarli è stata proprio il loro senso del “guadagno”? un esempio è che le nostre banche non offrivano tanto facilmente credito.

A ogni Crisi Economica il mondo ha individuato il Problema e ha cambiato tattica. Nel passato sono spesso stati sotto accusa, ad esempio, le teorie sulla gestione dell’economica, che sono stati cambiati.

Ad esempio la Teoria Economica Neoclassica sosteneva che l’economia si aggiustasse da sola in base al libero incontro tra domanda e offerta (Mano Invisibile). Questa teoria ha portato alla crisi del ’29 e alla conseguente Teoria Keynesiana. Essa sosteneva che è necessario l’Intervento pubblico in economia. Anche questa teoria non ha funzionato, perché ha comportato ad accrescere il Debito Pubblico*.

Oggi, quindi, le banche dovranno essere assoggettate a una forte revisione, dato che il sistema odierno, basato su di esse, non funziona oppure sono le persone che ne sono a capo che sono inadatte, incapaci o furbe. Gli incentivi alle banche possono anche essere concessi, ma prima è necessario rivedere l’assetto organizzativo per individuare le lacune, altrimenti i soldi verranno inghiottiti dallo stesso buco.

*Questo è un piccolo riassunto fatto da un non economista, quindi mi scuso per eventuali errori.

Pubblicato in: on Febbraio 26, 2009 at 7:06 pm Commenti (1)
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L’intolleranza degli Omosessuali

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Nella storia umana, l’omosessualità ha ricevuto valutazioni molto diverse, che vanno da una totale accettazione e integrazione fra i comportamenti socialmente accettati o addirittura alla loro esaltazione (nelle culture dalla Polinesia, Micronesia e Malasya), fino alla condanna a morte. La storia dell’omosessualità è quindi anche una storia degli atteggiamenti sociali possibili verso un comportamento percepito come “deviante”, ed ha interesse anche da un punto di vista sociologico, antropologico, politico e in qualche misura filosofico. Per questo motivo esiste una branca della storiografia che si occupa espressamente di storia LGBT.

L’atteggiamento sociale verso i comportamenti omosessuali ha conosciuto momenti di relativa tolleranza, durante i quali la società ammetteva un certo grado di discussione ed esibizione pubblica del tema, anche attraverso l’arte e le produzioni culturali (come è avvenuto per esempio nell’Atene classica, nella Toscana del Rinascimento, o a Berlino e a Parigi nell’anteguerra) alternandoli però a momenti di repressione durissima, come nell’Italia del Trecento, o nell’Europa della Riforma e Controriforma o ancora nel periodo a cavallo della Seconda guerra mondiale, durante il quale persero la vita nelle persecuzioni antiomosessuali diverse decine di migliaia di persone.

Dalla seconda guerra mondiale in poi l’atteggiamento sociale nei confronti delle persone omosessuali è andato migliorando, anche a seguito delle battaglie condotte a questo scopo dal movimento di liberazione omosessuale.(wikipedia)

Nonostante gli omosessuali abbiano spesso sperimentato l’ostilità umana, non hanno potuto risparmiarsi dei commenti che non differivano molto dall’Omofobia, che ha caratterizzato la società Europea e in particolar modo quella Italiana, fondata e permeata dalla Cultura Cattolica.

Sul Pullman ho trovato due ragazzi che parlavano tra di loro e non ho potuto fare a meno di sentire un commento un po’ strano: “no a me quella canzone non piace, il cantante non capisce quanto sia bello essere omosessuali”.

Questo è il tono delle discussioni nate attorno al Festival di Sanremo e che trovo poco appropriate e prive di senso critico. La razionalità, da certe affermazioni e pensieri, non esiste. Questa inesistenza le accomuna alle accuse e alle repressioni nei confronti degli Omosessuali effettuate nel passato.

Quando, finalmente e giustamente, l’Omosessualità è uscita dall’oscurità ed è riuscita a farsi riconoscere sempre più diritti ha forse dimenticato cosa voleva dire essere bersaglio di critiche o di inibizioni.

La Canzone in questione non credo sia permeata da affermazioni Omofobiche, ma racconta la storia di questo ragazzo che pensava di essere Omosessuale, per motivi personali, e che si è accorto di non esserlo. Il risultato è stato il nascere di una serie di accuse inutili.

Questa situazione non assomiglia un po’ a quando, in famiglia, un ragazzo dice di essere gay e i genitori non l’accettano, ma al contrario? Speriamo che, quando agli Omosessuali sarà data finalmente la possibilità di adottare dei bambini, non rimangano sconvolti quando vedranno loro figlio assieme a una ragazza.

Viva la Libertà dell’Uomo in tutti i sensi e per tutti. La libertà non deve essere invocata solo quando si è destinatari della restrizione e poi non rispettarla, soprattutto quando non vi è nessun motivo.