
Nella storia umana, l’omosessualità ha ricevuto valutazioni molto diverse, che vanno da una totale accettazione e integrazione fra i comportamenti socialmente accettati o addirittura alla loro esaltazione (nelle culture dalla Polinesia, Micronesia e Malasya), fino alla condanna a morte. La storia dell’omosessualità è quindi anche una storia degli atteggiamenti sociali possibili verso un comportamento percepito come “deviante”, ed ha interesse anche da un punto di vista sociologico, antropologico, politico e in qualche misura filosofico. Per questo motivo esiste una branca della storiografia che si occupa espressamente di storia LGBT.
L’atteggiamento sociale verso i comportamenti omosessuali ha conosciuto momenti di relativa tolleranza, durante i quali la società ammetteva un certo grado di discussione ed esibizione pubblica del tema, anche attraverso l’arte e le produzioni culturali (come è avvenuto per esempio nell’Atene classica, nella Toscana del Rinascimento, o a Berlino e a Parigi nell’anteguerra) alternandoli però a momenti di repressione durissima, come nell’Italia del Trecento, o nell’Europa della Riforma e Controriforma o ancora nel periodo a cavallo della Seconda guerra mondiale, durante il quale persero la vita nelle persecuzioni antiomosessuali diverse decine di migliaia di persone.
Dalla seconda guerra mondiale in poi l’atteggiamento sociale nei confronti delle persone omosessuali è andato migliorando, anche a seguito delle battaglie condotte a questo scopo dal movimento di liberazione omosessuale.(wikipedia)
Nonostante gli omosessuali abbiano spesso sperimentato l’ostilità umana, non hanno potuto risparmiarsi dei commenti che non differivano molto dall’Omofobia, che ha caratterizzato la società Europea e in particolar modo quella Italiana, fondata e permeata dalla Cultura Cattolica.
Sul Pullman ho trovato due ragazzi che parlavano tra di loro e non ho potuto fare a meno di sentire un commento un po’ strano: “no a me quella canzone non piace, il cantante non capisce quanto sia bello essere omosessuali”.
Questo è il tono delle discussioni nate attorno al Festival di Sanremo e che trovo poco appropriate e prive di senso critico. La razionalità, da certe affermazioni e pensieri, non esiste. Questa inesistenza le accomuna alle accuse e alle repressioni nei confronti degli Omosessuali effettuate nel passato.
Quando, finalmente e giustamente, l’Omosessualità è uscita dall’oscurità ed è riuscita a farsi riconoscere sempre più diritti ha forse dimenticato cosa voleva dire essere bersaglio di critiche o di inibizioni.
La Canzone in questione non credo sia permeata da affermazioni Omofobiche, ma racconta la storia di questo ragazzo che pensava di essere Omosessuale, per motivi personali, e che si è accorto di non esserlo. Il risultato è stato il nascere di una serie di accuse inutili.
Questa situazione non assomiglia un po’ a quando, in famiglia, un ragazzo dice di essere gay e i genitori non l’accettano, ma al contrario? Speriamo che, quando agli Omosessuali sarà data finalmente la possibilità di adottare dei bambini, non rimangano sconvolti quando vedranno loro figlio assieme a una ragazza.
Viva la Libertà dell’Uomo in tutti i sensi e per tutti. La libertà non deve essere invocata solo quando si è destinatari della restrizione e poi non rispettarla, soprattutto quando non vi è nessun motivo.
