Le ingiustize contro gli animali

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo […]e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà […] sociale” (art.2 Cost.).

Queste sono parole importanti, ma che dovrebbero essere innovate, prevedendo il riconoscimento e la tutela dei diritti, come il diritto alla vita, a tutti gli esseri viventi.

Tutti gli esseri viventi, sia animali che vegetali, tranne in casi eccezionali (come ad es. il ciclo alimentare), hanno il diritto di vivere.

Questa è un’idea forte, difficilmente attuabile dato che non si riesce a garantire ciò nemmeno agli esseri umani, ma che esprime la necessità di prevedere un corpo di norme, proprio come per l’uomo e come sta venendo per l’ambiente.

Oggi si può essere incriminati, secondo il nostro codice penale, per “reati contro il sentimento per animali”, cioè una serie di atti, così riassumibili:

-          In caso di uccisione di animali per crudeltà o senza la necessità;

-          In caso di maltrattamento di animali;

-          In caso di organizzazione di spettacoli che comportano  sevizie o strazio per gli animali;

-          In caso vengano organizzati combattimenti tra gli animali;

L’abbandono di animali, non è un reato, ma una semplice contravvenzione ed è prevista un’ammenda (da 1.000 a 10.000) o l’arresto (fino a 1 anno).

Queste sono tutte previsioni pregevoli, ma che necessitano di miglioramenti.

La pena di morte è stata eliminata in quasi tutti i paesi occidentali, come nel nostro, perché è considerata una pratica disumana. Se si vuole lasciare da parte i sentimenti di pietà, si può dire che la pena di morte risulta poco utile.

-          Lo scopo della pena non è più quello di punire il colpevole: non esiste più l’idea dell’occhio per occhio e dente per dente;

-           Lo scopo della pena oggi è quello di spaventare le altre persone, impedendogli di fare altri reati: secondo Beccaria, le punizioni molto pesanti, sono inutili, l’importante è che pena sia certa, cioè che quando vengono previsti 10 anni di carcere, la persona colpevole si faccia effettivamente 10 anni e non di meno. La pena di morte, sempre secondo Beccaria, non diminuisce attenua la volontà di commettere nuovi reati (vedi l’America);

-          Oggi lo scopo della pena è anche un altro: secondo la nostra costituzione “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” (art. 27 cost.). Per rieducazione si intende educare l’assassino, facendolo divenire un cittadino modello. La pena di morte è contraria all’idea della rieducazione.

Ora se analizziamo questo schema dal punto di vista dell’animale, che se morde un uomo fino ad ucciderlo viene soppresso, ci accorgiamo innanzitutto che il trattamento è inumano e il nostro art.27 della costituzione ci dice che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. La pena di morte non farà paura ad altri animali, perché fino a prova contraria non sono in grado di capire una cosa del genere. La pena di morte, come è inutile alla rieducazione dell’uomo, lo è ancora di più a quella dell’animale. Se inoltre pensiamo alla vecchia concezione, occhio per occhio, ci accorgiamo che anche per essa, la pena di morte, è inutile, perché l’animale non può capire che la sua è una punizione. Un’idea sarebbe quella della rieducazione, attraverso dei centri per rendere l’animale docile, ecc.

Se guardiamo il discorso da un altro punto di vista, possiamo chiederci come mai se l’uomo uccide, non può essere sottoposto a pena di morte e il cane che uccide si? Come mai se una persona non è in grado di intendere e di volere ha degli sconti di pena e a volte non viene nemmeno punito e l’animale che sicuramente non è capace di intendere e di volere,  ne di uccidere per il puro gusto di farlo, debba essere soppresso? Perché l’omicidio del cane nei confronti di un uomo è valutato più gravemente dell’omicidio da  parte di un uomo nei confronti di un suo simile, ma l’uccisione di un cane viene punita meno gravemente ?

Ferma in tutte queste domande che mi pongo è sempre l’idea che lo scopo dell’uomo è spesso la pura voglia di uccidere, cosa che nell’animale non credo che avvenga.

Questo è uno solo degli interventi doverosi, di cui necessità una società che si vuole reputare civile. Dovrebbe essere dichiarata dalla nostra costituzione, non solo la parità di tutti i cittadini, ma addirittura di tutti gli esseri viventi, in modo tale che, le leggi, se compatibili, diverrebbero applicabili anche per gli animali.

Dovrebbero essere rese più severe le punizioni in caso di omicidio e maltrattamento e dovrebbe essere reso reato anche l’abbandono di animali, dato che è previsto il reato di abbandono di minori o di persone incapaci e dato che è spregevole che una persona possa abbandonare un animale, perché un peso quando deve andare in vacanza. L’animale non gli ha chiesto di essere preso, da un simile animale (i ruoli qui sono ribaltati).

Mentre si attende un intervento, vi lasciò con una frase di Gandhi, che già avevo riportato in un precedente post: “Il grado di civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali.